Perchè artimarzialiepsiche

Ho iniziato a praticare arti marziali quando ero appena adolescente. La prima volta che vidi quello che sarebbe divenuto il mio primo maestro di karate rimasi colpito dalla forza che emanava dal suo corpo e dal suo portamento. Una specie di padronanza grave ed austera dello spazio circostante. Mi sembrava grande, possente, sicuro, ma il mio sguardo di individuo che ha appena cessato di essere bambino e non sa bene in che direzione evolversi (se tornare indietro con tutte le proprie forze o andare avanti verso un luogo troppo indefinito) riusciva già a percepire in modo vago le tracce sottili della sua fragilità. Quando lo osservavo di nascosto nei suoi allenamenti privati e solitari, provavo una specie di paura piena di esaltazione mentre lui provava alla massima forza e velocità le sue tecniche preferite davanti allo specchio. Lottava contro un avversario immaginario, forse - e nel dirlo sono consapevole di quanto ciò sia diventato retorico nel contesto dell'immaginario collettivo sulle arti marziali - contro se stesso. Era in grado di provocare paura perché le continue esplosioni del suo corpo vincevano contro qualsiasi dimensione di prevedibilità che la mia mente potesse in quel tempo produrre; provocava esaltazione perché già in quel tempo era iniziata la mia stupida malattia: confrontandosi con un altro che si sceglie come oggetto di emulazione, la mia mente dichiarava sotto voce "se lo seguirai e sarai rispettoso e devoto, diventerai come lui!".

Da allora la mia vita è stata costellata di maestri, scelti, seguiti devotamente, ed emulati. Sceglievo in base alla loro capacità di provocare in me quella paura mista ad esaltazione. Il rispetto che ho tributato loro mi sembrava la naturale contropartita rispetto al sapere che mi trasmettevano. Ovviamente la maggior parte di loro non sapeva che farsene di questo genere di contropartita, e sceglieva forme di compenso più concrete. Questo lo consideravo ovvio. Ma il tempo è passato, e lentamente la mia sete di sapere ha determinato una sorta di impazienza cronica, associata ad un'impietosità critica. Realizzai che non volevo raggiungere un livello formale elevato in una disciplina (che so, maestro di karate, maestro di tai chi, ecc.) e poi assestarmi su quello status. Non ero interessato a diventare come le persone da cui letteralmente succhiavo il sapere. Questo era l'aspetto che più detestavo negli insegnanti di cui "mi nutrivo" (con incredibile ambivalenza, perché una parte di me li ammirava e provava gratitudine, qualche volta autentico affetto per loro). Esser diventati "maestri" era per me paradossalmente la prova che loro fornivano della loro limitatezza esistenziale e marziale. Io sceglievo di essere per sempre un allievo. È questo l'assunto che ha contrassegnato tacitamente il mio lungo ed eterogeneo percorso (ancora in corso) marziale. Attualmente mi capita di insegnare, ma non smetto mai di essere allievo. Posso assicurare il lettore che ciò - se autenticamente percepito - è fonte di grande sollievo.

È con questa attitudine mentale di allievo che ho deciso di aprire questa vetrina virtuale. Uso il termine "vetrina" perché in fondo uno dei motivi principali per cui si attiva un sito è quello di alleggerire il peso opprimente dell'anonimato. Il narcisismo ed una forma - nel migliore dei casi una forma discreta - di culto di sé e di ricerca di ammirazione, costituiscono le motivazioni più profonde per una scelta del genere. Basta saperlo ammettere. Ma c'è anche un'altra motivazione, che aiuta a spiegare il perché di "Psiche" in "arti marzialiepsiche". Il motivo è semplice. Mentre si declinava il mio percorso marziale ed interiore, diventavo uno psichiatra e psicoterapeuta, e man mano che conoscevo storie e vicende umane, mi accorgevo che una costante, che avessi dinnanzi un soggetto con una crisi esistenziale, una nevrosi, un gravissimo disturbo di personalità, addirittura una psicosi, una costante alla base del mio lavoro - accanto agli aspetti tecnici legati alla cura - era veicolare a quella persona la capacità di coltivare una passione. È una cosa che ha funzionato nella maggior parte dei casi, penso non solo perché questo tema diventava parte dei miei discorsi, ma anche perché la persona che si era rivolta a me leggeva in qualche modo che io stesso incarnavo questo tema con la mia vita. Questo sito vuole essere una testimonianza del mio percorso, ed invitare il maggior numero di persone possibile a trovare in un percorso (un qualsiasi percorso, simile o non simile al mio) un modo per dare un senso elevato alla propria esistenza e per far funzionare al meglio il proprio corpo e la propria psiche (anzi, più esattamente, per realizzare esperienzialmente che tra corpo e psiche la differenza è solo linguistica).