Arti Marziali e Psicoterapia

La parola ad Alvaro Bareto, figura storica del Gracie Jiu Jitsu

 

" Dovete capire veramente che il jiu jitsu è costituito da quattro elementi: 

Primo. Si tratta di una filosofia riassumibile nelle parole "dare per vincere".  Ad esempio se fate forza con le braccia si offre al nostro avversario un punto di leva da usare contro di noi. Se al contrario rimanete rilassati togliamo al nostro avversario questo punto, e così apparendo deboli guadagniamo forza. 

Secondo : si tratta di un sistema d'insegnamento che permette l'accesso alle regole del vivere civile,  al rispetto per sé stessi e per il prossimo, al coraggio alla disciplina, all'onore e così via. 

Terzo : si tratta di una terapia. Se un uomo è troppo aggressivo, lo calmerà. Se invece è troppo debole o passivo , lo renderà più forte.

Quarto: Infine, si tratta di un sistema di combattimento. Oggi Specialmente nelle MMA le persone si concentrano solo su quest'ultimo aspetto e ignorano i primi tre.

Qual'é l'essenza del jiu jitsu ? Il jiu jitsu non è un fine, ma un mezzo per creare una vita migliore.

Dal mio punto di vista il jiu jitsu è costituito da 4 elementi tecnici: la difesa personale, tecniche di sottomissione ( leve e strangolamenti) , judo  e lotta al suolo. Per essere un artista marziale completo dovete conoscere tutti questi elementi, perché ognuno è di aiuto agli altri.

Alcuni insegnanti non vivono in modo retto. Un buon insegnante dovrebbe essere un buon cittadino, con un buon livello culturale, ad esempio di livello universitario. Questo elemento gli permette di essere più efficace nella trasmissione delle informazioni. Gli studenti hanno bisogni di un leader al quale poter fare riferimento perché nella maggior parte dei casi cercano insegnanti in grado di infondere loro sicurezza in sé stessi e mantenerli forti. "

 

 

Wing tsun per psicologi

Il wing tsun, opportunamente epurato dei suoi aspetti puramente marziali, si presta come strumento molto funzionale per incrementare le capacità individuali di auto-percezione corporea. E' possibile dare rilevanza nello studio agli aspetti connessi con la comunicazione propriocettiva, sviluppando una serie di esercizi molto utili per svuotare il corpo da ogni forma di intenzionalità. E' possibile, sotto una guida esperta, fare esperienza, mediante il corpo, del totale "svuotamento" intenzionale della mente. Gli esercizi sono strutturati in modo tale che il praticante venga guidato dal movimento dell'altro, che non va anticipato o ostacolato. E' molto interessante notare come un'indicazione ad eseguire un compito apparentemente così semplice incontri enormi resistenze da parte della maggior parte dei praticanti, anche quelli che hanno una lunga esperienza marziale.

Il M° M. Fries, insieme al sottoscritto ed al bravo Massimo Fratini, ha insegnato  alcuni esercizi pratici di "svuotamento" nel contesto di una mia lezione teorica ad un gruppo di psicologi specializzandi in psicoterapia. Il tema della lezione teorica era il concetto di "disciplina interiore del terapeuta", in base al quale il terapeuta che interagisce con pazienti difficili è portato a sperimentare emozioni molto disturbanti che spesso generano agiti potenzialmente dannosi per la cura. Il terapeuta deve quindi imparare a "svuotarsi" di intenzione ed osservare con attitudine equanime il corso delle proprie emozioni, col fine di giungere ad intuire gli elementi di condivisione che - anche in un momento di apparente conflitto - vi sono tra lui ed il paziente, ed utilizzare questi elementi per operare interventi terapeutici utili per il paziente stesso. E' frequente che anche terapeuti esperti non riescano - o riescano solo apparentemente - a "svuotarsi". Studi recenti sul processo dell'emozione ci dicono che alla base dell'emozione vi è una modificazione dello stato corporeo. La regolazione delle proprie emozioni, fondamentale per un terapeuta che cura pazienti gravi, passa soprattutto per un miglioramento della propria capacità di percezione dei propri stati corporei, e dell'alterazione peculiare (sensibilmente differente da persona a persona) che essi subiscono nel corso di emozioni disturbanti.

Imparando a svuotarsi a livello corporeo, il terapeua può imparare meglio ad essere "vuoto" e neutrale a livello cognitivo, nella relazione con il paziente.

 

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Le arti marziali come strumento per coltivare il benessere psicologico e curare la sofferenza mentale e le condotte devianti

Mi è capitato diverse volte di utilizzare le arti marziali come strumento terapeutico. In questa pagina descriverò alcune di queste esperienze e - laddove concesso dai limiti del segreto professionale - presenterò alcune testimonianze in tal senso.

Una delle esperienze più recenti è stata il progetto di riabilitazione che solo da pochi mesi ho concluso presso il carcere di Eboli. Per 6 mesi io ed il mio gruppo di collaboratori, allievi ed amici (Umberto Borgia, Andrea ed Angelo Criscuoli e Sergio Romano) abbiamo insegnato un "compendio" di tai chi chuan stile chen e brazian jiu jitsu ad un gruppo di detenuti. Due lezioni a settimana di un'ora e mezza circa.

Ecco il resoconto narrativo che uno dei partecipanti (quello che ha tratto il massimo profitto secondo me) fa dell'esperienza nel suo complesso in una lettera a me indirizzata, consegnatami dalla direttrice l'ultima volta che mi sono recato in carcere. in seguito mi sono messo in conttatto con l'autore, per chiedergli l'autorizzazione a renderla pubblica, che mi è stata accordata. si tratta di una persona molto sensibile, e che ha sempre trovato nella scrittura una valvola funzionale di sfogo e di rielaborazione dei problemi, mostrando anche degl spunti di riflessione interessanti. Una persona che attraverso la scrittura ha cercato anche in passato di dare un senso al perchè la sua vita lo ha condotto in carcere. Il modo in cui descrive l'impatto che ha avuto su di lui quello che abbiamo fatto insieme (con il contributo fondamentale di umberto, sergio, andrea e angelo) è semplicemente toccante. ora, non ritengo che questa persona sia diventata così sensibile grazie a sei mesi di tai chi e a qualche elemento di bjj, ma qualcosa buono nel percorso della sua riabilitazione è stato fatto. ecco le sue parole (le parole in maiuscolo sono dell'autore):

"Giorni fa ero seduto sotto un grand<e albero; dapprima gli fui riconoscente per l'ombra, fresca e densa, che disegnava attorno al suo terreno e in cui mi ero rifugiato con un brivido di piacere...
Poi lentamente, ne ho scoperto la vita. File interminabili di formiche che marciavano sulle sue RADICI...affioranti dal suolo e si arrampicavano sul suo tronco rugoso. Andavano, andavano e venivano trascinando a fatica bruscoli, semi, ali di mosche, detriti commestibili, frammenti vegetali indecifrabili; con l'accanimento di molti eserciti in manovre di guerra e di pace. Sciami di moscerini danzavano nei raggi di luce che a stento penetravano tra le foglie. Tra i rami più alti ronzavano le api e le vespe, e intravidi persino un calabrone scuro che aveva richiamato il mio occhio con il suo ronzio più prepotente e con il suo volo ora immobile nell'aria, ora, a scatti, insolitamente rapido e aggressivo.
Una libellula azzurra attraversò la zona d'ombra e riuscì fuori in piena luce come una saetta.
Ad un tratto , in alto, risuonò lo strano chiocciolio di un uccello invisibile. Poi tacque. Riprese subito dopo con un fraseggio interrogativo. Poi tacque di nuovo. Vedevo controluce un nido, ma doveva essere vuoto perché aveva un'aria trascurata, vecchia; i proprietari erano ancora in vacanza. L'uccello invisibile riprese a cantare, con pause ben modulate. Poi nel silenzio, avvertivo un ronzio intenso, frenetico, ossessivo. Un ronzio assordante. Era la vita dell'albero che si rivelava improvvisamente ai miei sensi e alla mia mente. Ne ero come spaventato. Non avrei mai pensato che un albero facesse tanto rumore.
Una fabbrica biologica con migliaia di individui in movimento, ciascuno con un suo compito, un suo scopo, una sua funzione, un suo tacito linguaggio.
Più che spaventato ora ero "appagato", meravigliosamente.
La vita si rivelava "improvvisamente" ma con una naturalezza per i miei sentimenti con una forma di piena armonia, nella sua straordinaria molteplicità dentro la sfera d'ombra d'un albero....
L'albero era il centro propulsore di questo piccolo mondo ma grande "universo". Pompava su dalle radici l'umidità necessaria, trasformando il sole in energia con le sue innumerevoli foglie, disposte come migliaia di verdi pannelli.
L'albero. La vita. L'albero della vita.
A un tratto un colpo di vento...Era la "musica" tra le foglie....L'albero si era messo a cantare.

Se penso che io questo albero già 2 anni fa lo vedevo tutte le mattine e i pomeriggi, fino a 6 mesi fa: qualcosa non torna! E penso anche che ho capito cosa è successo. Sono entrato in contatto con l'anima del mondo. O meglio: ho ripreso ad ascoltare me stesso, mi si è risvegliato quel senso assopito che ti sintonizza con tutto il resto attorno. Perché: se penso che fino a 6 mesi fa o anche anni fa, l'albero niente altro era che un albero senza tutto il resto...posso solo dedurre che non ero ancora in questa sorta di simbiosi con l'anima del mondo che ora sto vivendo. L'osmosi che si viene a creare attraverso la riconquista del proprio equilibrio con la giusta "respirazione", praticata esercitando la meravigliosa tecnica del TAI CHI CHUAN, e GIOCANDO con la primordiale e bellissima tecnica del JIU JITSU BRASILIANO. Mi sono avvicinato a questa filosofia di vita, che per me è la via dell'equilibrio e ordine.
Come dicevo, da ormai 6 mesi io ho iniziato a conoscermi realmente, e ad entrare in contatto con quella parte di me primordiale dove la mappa genetica diventa naturale ascoltarla e semplice seguirla, senza andare più contro quello che si è realmente: l'arte di rigenerarsi, come io chiamo il TAI CHI CHUAN ED IL JIU JITSU, ti insegnano ad ascoltare anche il silenzio che si rivolge in parti uguali al corpo e allo spirito, alla passione e alla contemplazione , una via d'accesso ad un altrove della parola, quel che la parola non può dire e che il silenzio tacendo lo dice: ed è questo rapporto "completo" con te stesso e con tutto il resto che si vive un corpo a corpo con l'istante. L'istante, talora permette di intuire la vera essenza dell'uomo e del mondo. Precisamente, "l'eternità".

Sei mesi fa ero separato da ciò: non vi era il COSMO perché sordo, cieco, indifferente, insensibile, ero PRIGIONIERO IN CARCERE, il mio stesso carcere. Credo di aver trovato la chiave che aprirà anche l'ultima porta, l'ultimo cancello, ma non per scappar via o volare, solo per iniziare a vivere, come tutti dovrebbero vivere; come natura insegna. [...]
Tutto questo si congiunge con una sola espressione...TAI CHI CHUAN. L'albero dai frutti gentili. La gentilezza è la serratura della mia chiave: ORA SONO IO AUTENTICAMENTE.

Un ringraziamento particolare al dott. Gianpaolo Salvatore, nonché mio maestro, a cui con tutto me stesso sarò riconoscente fin che lo vorrà; con stima e sincera "Amicizia", grazie per aver fatto in modo di farmi "ritrovare".

Ora riesco anche ad avvertire il vento che mi accarezza il viso, la pioggia è come se mi riempisse di tanti piccoli baci con le sue dolci goccioline, il sole, il giorno, la notte, gli uccelli, tutti gli animali, l'erba e le piante, sono tutti esseri viventi, ora lo so e mi voglio bene e voglio voler bene: è bello vivere.
Grazie.

Avrei da dire, o meglio da scrivere, ancora tantissimo, ma scelgo di spendere questo mio dire "dopo" che avrò appreso ancora un po': è bello capire, è vero! Però un po' alla volta senza correre.....
So solo che ora posso capire meglio, e reagire meglio a quelli che saranno i normali parametri di vita giornalieri.

Grazie Maestro
P.S.: Grazie anche ai RAGAZZI, SERGIO, UMBERTO, ANDREA, ANGELO. Un abbraccio sincero."

Ferdinando B.